Due Nuove Cinture Azzure nel Brazilian Jiu Jitsu – Yamakasi Verona

Due Nuove Cinture Azzure nel Brazilian Jiu Jitsu – Yamakasi Verona

BLOG

Due Nuove Cinture Azzure nel Brazilian Jiu Jitsu

Yamakasi leteri bjj brazilian jiujitsu
Sono passati più di due anni dell’inaugurazione della nostra Accademia
Il corso di Brazilian JiuJitsu è stato tra i primi ad approdare in Yamakasi assieme ai già solidi corsi di Muay Thai e Kickboxing.
 
Si sa, iniziare da zero non è mai facile!
Il Maestro Matteo Cazzola  (allievo diretto dei Maestri Leonardo e Marcel Leteri Sasso De Oliveira   www.letribros.com)
nonostante i pochissimi allievi iniziali si è da subito distinto per la professionalità,  perseveranza e passione nei suoi insegnamenti,
portando alla creazione di un gruppo solido e unito sia dentro che fuori il tatami.
 
Un grandissimo esempio.
 
Questa dedizione è stata premiata con le prime due Cinture Azzurre, dopo un bellissimo esame di Marco e Andrea.
Per chi non sapesse guadagnare una cintura nel Bjj è simbolo non solo di pregio e responsabilità, ma è il culmine per premiare la costanza e l’assiduità di uno studente.
Per ogni cintura secondo il sistema federale internazionale https://ibjjf.com , l’allievo deve praticare in modo costante per almeno due anni prima di poter acceder all’esame.
Riassumendo in poche parole, ottenere una cintura è simbolo di studio e dedizione.
Marco e Andrea dopo essersi preparati a fondo nel programma, durante l’esame hanno non solo mostrato le varie tecniche richieste ma le hanno illustrate ai propri compagni nel dettaglio come fosse una vera e propria lezione meritandosi pienamente la promozione .

Complimenti anche a Stefano, Luca e Rodrigo per il loro passaggio di grado, non vediamo l’ora sia il loro momento!

Il passaggio a cintura Azzura

Di seguito una breve biografia di questi due atleti

Marco pigozzi brazilian jiujitsu.

Marco Pigozzi

La mia passione per le arti marziali inizia tra gli 8 e i 9 anni. I film di ninja e samurai , contornati dai vari cartoni animati del periodo sono stati il life-motive della mia infanzia. All’età di 9 anni ho messo il piede sul primo tatami all’interno di un dojo. In realtà non si sapeva bene cosa facessero e non l’ho mai capito; un misto tra  karate e kickboxing casalinga. Ma purtroppo la decisione sul luogo l’avevano presa inconsciamente i genitori sotto consiglio di amici.

Sono rimasto all’interno di quel dojo per circa 4 anni poi, visto che tutti gli amici giocavano a calcio mi sono dedicato a quello fino all’età di 19 anni. Ad ottobre del 2003 inizia la mia seconda vita marziale con il VOVINAM VIET VO DAO disciplina che ho praticato continuamente per 16 anni raggiungendo il grado di aiutante maestro, per capire una cintura nera 3° dan. Questa mia passione per le arti marziali si è trasformata nel tempo in passione e studio del  movimento umano. Infatti di conseguenza mi sono laureato in Scienze Motorie.

Mi sono avvicinato al Brazilian Jiu Jitsu per caso. Ero alla ricerca di un modo nuovo, diverso di interpretare e vivere l’ arte marziale. Questa mia ricerca è durata 5-6 anni ed è passata prima attraverso il pugilato e poi per il Kali Filippino, fino ad approdare al Brazilian Jiu Jitsu.

Durante questi anni mi sono reso conto che alcune arti marziali vengono vissute e praticate con troppi schemi rigidi sia tecnici che morali. Il Maestro viene visto come un qualcosa di superiore ed inarrivabile, tenuto su di un piedistallo senza la possibilità di poter interagire con lui se non attraverso altri schemi imposti.  Una volta in una riunione tra maestri due maestri portarono questo esempio: “vedete ragazzi se io chiedessi al mio maestro di che colore vede quell’albero e lui mi rispondesse blu, io potrei rispondere: ma maestro è verde, lui risponderà nuovamente blu, ed io direi verde e lui blu. Alla fine io dovrò dire che è blu perché: se il mio maestro lo vede blu allora ci sarà un motivo per cui io dovrò vederlo blu. Ma lo capirò solo col tempo.” 

Con il Brazilian Jiu Jitsu è stato tutto diverso fin da subito, è un’arte marziale e come tale ha dei principi e delle regole, ma è capace di aggregare le persone attraverso il confronto continuo, non divide per livelli ma mischia sempre le carte in tavola ad ogni lotta. Esistono tecniche codificate ma nessuno ti dirà mai che la tua tecnica è completamente sbagliata. Perché ogni uno è libero di interpretarle secondo il proprio modo di lottare e di percepire l’arte. E questo avviene a tutti i livelli dalla cintura bianca alla nera.  Il maestro è un compagno di allenamento che ha semplicemente più esperienza di te e ti tratta da tale. Ringrazio moltissimo Matteo, Marcel e Leonardo per avermi fatto scoprire questo nuovo mondo marziale e questa bellissima arte. Non so se la mia ricerca si fermerà qui ma al momento ogni giorno che passa non aspetto altro che indossare il Gi e salire sul tatami.

Ogni lotta è incerta sta a noi trovare la strada giusta. Una volta si vince, un’altra si impara.

Vieni a trovarci per una prova di Brazilian Jiu Jitsu nella sede Yamakasi a Verona Est.

Andrea Tran brazilian jiujitsu..JPG

Andrea Tran

“Non si smette mai di imparare, sia dai propri Maestri sia dai propri Allievi”

Ho sempre avuto un innata passione per le arti marziali.
Non solo per le mie origine asiatiche ma soprattutto per la voglia di cimentarmi e sfidare costantemente la mia voglia di apprendere.

Ho iniziato relativamente tardi ma in un batter d’occhio sono volati 17 anni di pratica marziale.

Sono insegnante di Muay Thai e Kickboxing K1. Discipline in cui ho gareggiato e accumulato esperienza attraverso la guida del M° Roberto Vecchia con cui ho aperto ASD Yamakasi Fight Academy.

http://yamakasi-academy.com/

Proprio attraverso questa nuova realtà che ho conosciuto il Brazilian Jiu Jitsu – con il M° Matteo Cazzola del lineage Leteri.
Dopo anni di striking, la mancanza di una conoscenza marziale a terra era evidente, preso dalla curiosità ho iniziato a frequentare le lezioni sempre più assiduamente e ogni volta con una sete di conoscenza più ampia.

La cosa più speciale del BJJ è che ti entra nello spirito a piccoli passi e non ti molla più, ti lega ai compagni di squadra con cui condividi il tatami, tanti allenamenti, tantissimo sudore e con cui riesci a superare i propri limiti sia tecnici che quelli atletici.

Sono passati più due anni da quando ho indossato per la prima volta il Gi ed ora è per me il momento di ricevere la cintura “azzurra” sono elettrizzato!

Andrea Tran

TI POTREBBE INTERESSARE:
PERCHE’ DOVREI FAR FARE SPORT A MIO FIGLIO?​

PERCHE’ DOVREI FAR FARE SPORT A MIO FIGLIO?​

BLOG
yamkasi bambini maschi femmine

PERCHE' DOVREI FAR FARE SPORT A MIO FIGLIO?

“Dopo 8 ore a scuola perché dovrei far fare dello sport a mio figlio…
non è meglio portarlo a casa per farlo giocare e riposare?”

Quante volte ho sentito questa frase, io stessa come mamma di due bambini l’ho pensata ma poi mi è bastato uno sguardo a loro per capire che mi sbagliavo.

All’uscita di scuola, è vero che sono stanchi, ma la stanchezza è legata alle ore passate seduti, in silenzio ad imparare, come è giusto che sia, ma hanno ancora tantissima energia – resa esplosiva perché repressa!

Anche noi adulti dopo ore passate seduti alla scrivania o in piedi sentiamo il bisogno di muoverci figuriamoci i nostri figli.

Fargli fare un’attività fisica, li aiuta a dar sfogo a quell’energia che, trattenuta, a lungo andare diventa tossica.
Non dimentichiamo che, lo sport li tiene lontani da televisione, videogiochi e cellulari, dispositivi troppo spesso sottovalutati per la loro pericolosità relativa alla socializzazione e crescita personale.

“Il corpo dei bambini, così come quello degli adulti, è fatto per muoversi. Favorire fin da piccoli un regolare e moderato programma di allenamento sportivo, quindi, rappresenta un valido aiuto per mantenere l’organismo in forma e in salute. È proprio dai 4-5 anni, infatti, che l’organismo inizia a crescere rapidamente, soprattutto dal punto di vista osseo. È ormai noto, poi, che l’attività sportiva apporta anche un benessere psicologico, ad esempio stimolando la produzione di endorfine, le cosiddette ‘molecole del benessere’, e contribuisce a rafforzare la stima in se stessi e l’equilibrio interno.” (cit. Dott. Aglieri, Medico dello Sport)

Per mia esperienza, quando i bambini e i ragazzi salgono sul tatami sono concentrati di vitalità,.
Incanalare questa forza nell’allenamento e nei giochi guidati stimola non solo il loro fisico ma anche il loro cervello – come la scuola .

kickboxing bambini verona (1)

DA CHE ETA' SI PUO' INIZIARE LO SPORT?

L’avviamento all’attività sportiva è ovviamente soggettivo ma possiamo comunque delimitarne l’inizio verso i 4-5 anni.
Molto importante è seguire le inclinazioni e le preferenze del bambino, il loro carattere è sicuramente uno degli indicatori principali da tener presente.
 
Io personalmente, da bambina, mi sono fatta scorrazzare da mia madre in giro per le palestre per provare tantissimi sport (nuoto, ginnastica artistica, danza, palla mano..), ho trovato il mio amore per la kick boxing solamente da ventenne, quindi, capisco che sia stancante ma non arrendetevi, non è mai troppo tardi!!
 
arti marziali bambini verona

CON CHE FREQUENZA SI DEVE ALLENARE UN BAMBINO?

Tenendo conto di tutto il movimento che fanno durante tutto l’arco della giornata, un bambino non ha bisogno di un allenamento eccessivo.
In genere gli esperti consigliano 2-3 allenamenti alla settimana di 1-1,5 h l’una.
La cosa che più importa in giovane età è la costanza, insegnargli a mantenere un impegno preso.

SPORT DA FEMMINE E DA MASCHI

Mi fa strano parlarne ancora, ma l’opinione è ancora discordante.
 

NON ESISTONO SPORT SOLO FEMMINILI O SOLO MASCHILI!!!

 

Vogliamo fare degli esempi?
La danza con Roberto Bolle, la ginnastica artistica Igor Cassina, per  la kick boxing con le sorelle Cavallaro, Giulia e Roberta, tra le fighters più forti del globo; Federica Pellegrini nel nuoto, Nathan Chen nel pattinaggio artistico sul ghiaccio, Jessica Rossi nel tiro al piattello, chi più ne ha più ne metta…

Non parleremo qui delle abilità dei due sessi, ma vorrei solamente far capire che ogni bambino o bambina deve essere lasciato libero di scegliere, senza pregiudizi ne paure o vergogne.
 
Mia madre mi chiedeva sempre come avessi fatto a mettermi le gonne  se mi fossi fatta un livido sulle gambe – le rispondevo che l’avrei fatto con orgoglio perché erano un trofeo!
Sono passati più di due anni dell’inaugurazione della nostra Accademia
Il corso di Brazilian JiuJitsu è stato tra i primi ad approdare in Yamakasi assieme ai già solidi corsi di Muay Thai e Kickboxing.
 
Si sa, iniziare da zero non è mai facile!
Il Maestro Matteo Cazzola  (allievo diretto dei Maestri Leteri   www.letribros.com)
nonostante i pochissimi allievi iniziali si è da subito distinto per la professionalità,  perseveranza e passione nei suoi insegnamenti,
portando alla creazione di un gruppo solido e unito sia dentro che fuori il tatami.
 
Un grandissimo esempio.
 
Questa dedizione è stata premiata con le prime due Cinture Azzurre, dopo un bellissimo esame di Marco e Andrea.

IL RUOLO DEI GENITORI:

 Noi genitori possiamo incitare e supportare i nostri figli, ma dobbiamo fare molta attenzione a non essere invadenti rischiando di dare una connotazione negativa all’agonismo.
Aiutiamoli a coltivare le loro abilità e preferenze senza intromissioni, stiamo loro vicini attraverso il dialogo, è il modo migliore per accompagnarli nella crescita personale e sportiva.
sport genitori verona

Tatiana Rondanin – Insegnante Martial Kidz

TI POTREBBE INTERESSARE:
Insegnamo a Giocare ai Nostri Bimbi

Insegnamo a Giocare ai Nostri Bimbi

BLOG

INSEGNAMO A GIOCARE AI NOSTRI BIMBI:

  • Siete sicuri che vostro figlio stia giocando in modo sano e propedeutico alla sua crescita?
  • Quali differenze trovate tra i giochi che facevate quando eravate piccoli e gli attuali?
  • Il vostro bimbo/a inciampa spesso e ha poco equilibrio?
  • E’ sempre annoiato e in cerca di attenzioni?

Cari genitori questo articolo fa per Voi !!

bimbo gioco arti marziali Yamakasi -512

COSA RAPPRESENTA IL GIOCO

Quando noi genitori pensiamo a quando eravamo bambini, associamo quasi tutti i ricordi al gioco, con gli amici, con i nonni, con mamma e papà, magari all’aria aperta. 

Il parco giochi o il giardinetto di casa erano il nostro mondo, un luogo in cui davamo vita alle nostre avventure usando la nostra fantasia; temerari, a volte avevamo un ginocchio sbucciato o un ematoma sulla fronte ma ci sentivamo grandi e forti.

Al giorno d’oggi è sempre più difficile per un bambino poter giocare in uno spazio in cui possa, anzi, sia “costretto” ad usare la sua fantasia. 

I nostri figli hanno a disposizione giochi di ogni tipo che limitano la loro creatività guidandola senza sorprese.

L' UTILITA' DEL GIOCO

 
Attraverso il gioco, i bambini imparano ad usare il loro corpo attraverso SCHEMI MOTORI DI BASE: strisciare, rotolare, la quadrupedia, il camminare, il correre, il saltare, il lanciare, l’arrampicarsi, etc.

Per noi adulti si tratta di movimenti semplici ma per loro rappresentano passaggi che li aiutano ad appropriarsi di tutto il bagaglio motorio di cui hanno bisogno per la vita di relazione.

Possiamo quindi affermare che l’espressione del movimento riveste un’importanza cruciale, sia nel consentire un armonioso sviluppo fisiologico, compresa la maturazione delle componenti NERVOSE e PROPRIOCETTIVE, che sotto l’aspetto cognitivo, perché stimola la scoperta, la presa di conoscenza dell’ambiente che lo circonda, evolvendo sino all’acquisizione di concetti come il tempo e lo spazio.

Il movimento corporeo è dunque una delle manifestazioni dell’intera personalità poiché chiama in causa, contemporaneamente, strutture psicologiche ed organiche.

GLI SCHEMI MOTORI

Il movimento è strutturato in : schemi motori di base e schemi posturali.

 

Gli schemi motori di base compaiono per primi portando successivamente ad uno sviluppo di quelli posturali;
si tratta di una catena di eventi che danno vita all’esecuzione di azioni motorie fisico-sportive.

Queste capacità possono essere sviluppate e migliorate tramite il gioco e gli esercizi.

Durante una lezione in palestra, i piccoli atleti giocano, si impegnano, ridono, si divertono con i compagni e l’istruttore e contemporaneamente, senza accorgersene apprendono le basi che li faranno crescere: da adolescenti o adulti, esercizi di coordinazione e sequenza risulteranno facili se da bambini avranno sviluppato gli schemi di base.

Al giorno d’oggi, troppo spesso vediamo adulti faticare in esercizi coordinati (braccia-gambe), questo perché nella loro memoria cognitiva e muscolare non sono state create le basi.
 

LE CAPACITA' COORDINATIVE

Abbiamo accennato alla coordinazione a cui io personalmente dò molta importanza.

COMBINAZIONE DEI MOVIMENTI
 
E’ La capacità che consente di coordinare in successione o in contemporanea due parti del corpo.
Come già detto, è da ritenersi fondamentale nei bambini tra i 2 e i 7 anni, per effettuare correttamente movimenti in ogni momento della vita futura e soprattutto per iniziare al meglio le prime attività sportive.
Succede spesso che un genitore intravveda un deficit in questa capacità motoria nei loro bambini, e dall’osservazione di una capacità minore rispetto ai bambini della stessa età alla paura di un ritardo nel proprio bambino il passo è breve.
La cosa impostante da ricordare, è che ogni bambino ha un suo ritmo di apprendimento e sviluppo.
L’unica cosa importante è far in modo che il suo processo di crescita avvenga in modo regolare.
coordinazione movimenti bambini verona
COORDINAZIONE OCULO-MUSCOLARE
Si tratta della capacità sviluppata dal cervello di essere in grado di compiere movimenti dettati da fattori esterni. Tale capacità è utilissima nella vita di tutti i giorni come anche nello sport.
CAPACITA’ DI DIFFERENZIAZIONE
E’ la qualità che permette di distinguere, valutare e definire gli impulsi in arrivo, la loro elaborazione, la trasmissione di impulsi per l’esecuzione del movimento e l’azione motoria realizzata” (Allenamento infantile, S.S.S., Roma, pg.76).
In poche parole, è un impulso che spinge il bambino a capire per esempio quanto dovrà saltare per oltrepassare un ostacolo.
del corpo.
Come già detto, è da ritenersi fondamentale nei bambini tra i 2 e i 7 anni, per effettuare correttamente movimenti in ogni momento della vita futura e soprattutto per iniziare al meglio le prime attività sportive.
Succede spesso che un genitore intravveda un deficit in questa capacità motoria nei loro bambini, e dall’osservazione di una capacità minore rispetto ai bambini della stessa età alla paura di un ritardo nel proprio bambino il passo è breve. La cosa impostante da ricordare, è che ogni bambino ha un suo ritmo di apprendimento e sviluppo.
L’unica cosa importante è far in modo che il suo processo di crescita avvenga in modo regolare.
schemi motori nei bambini arti marziali verona
CAPACITA’ DI EQUILIBRIO
si intende quella capacità che permette di tenere in stato di equilibrio tutto il corpo, di mantenere tale stato o di recuperarlo durante o dopo ampi spostamenti del corpo stesso (Meinel 1987).
Un bambino che sviluppa questa capacità avrà meno possibilità di cadere durante una corsa oppure sarà in grado di saltare su un piede solo senza pause ne cadute.
 
 
CAPACITA’ DI ORIENTAMENTO
Questa capacità è direttamente collegata a quella oculo-muscolare in quanto, combinate, aiutano a raggiungere un obiettivo in relazione alla propria posizione.
Negli adulti si riscontrano spesso deficit riguardanti questa capacità, ecco perchè è bene far fare ai bambini un percorso formativo di motricità che li aiuti a sviluppare meglio la capacità di orientarsi e di percepire il proprio corpo.
Durante una lezione in palestra i bambini si confrontano con oggetti e compagni attraverso giochi stimolanti.
(il nostro gioco preferito in Yamakasi F.A. a fine lezione è “Il mostro” in cui a turno ogni bambino indossa dei focus pad -colpitori da indossare sulle mani- trasformandosi così in un “mostro” dalle grandi zampe; rincorre gli altri cercando di toccarli, appena questo succede, chi viene toccato deve colpire con la pianta del piede il focus pad messo ad un’altezza adeguata. Durante questo gioco finale i bambini ridono e corrono all’impazzata e nello stesso tempo prendono percezione dello spazio intorno a loro e del colpitore una vota intercettati dal “mostro”.)
 
CAPACITA’ DI RITMO
È la capacità che permette di organizzare i movimenti in maniera che l’azione risulti il più fluida ed armoniosa possibile, ciò è dato da un corretto dosaggio di tempi ed intensità di ciascun movimento. In questa capacità rientra il “tempismo esecutivo” che è l’abilità di fare le cose nel momento adatto e nello spazio giusto.
CAPACITA’ DI REAZIONE
È la capacità di rispondere agli stimoli con l’azione motoria più rapida e meglio adeguata alle circostanze. Si differenzia in:
  • semplice: quando gli stimoli sono previsti e conosciuti
  • Complessa: quando gli stimoli sono sconosciuti ed imprevedibili
    (Durante le lezioni alla Yamakasi F.A. i bambini vengono spinti ad affrontare sfide piccole e grandi con le loro sole capacità, e sinceramente, molto spesso noi istruttori rimaniamo sorpresi)
capacità di reazione
CAPACITA’ DI TRASFORMAZIONE
È la capacità di cambiare un’azione prefissata, ciò capita spesso nelle arti marziali o negli sport da combattimento in cui in poche frazioni di secondo si deve pensare ad un’alternativa d’attacco o di difesa.

PORTIAMO I NOSTRI FIGLI A GIOCARE

Da madre e da istruttrice posso dire che il gioco è la base per preparare i nostri bambini ad affrontare nel migliore dei modi ciò che li circonda. 
Diamogli la possibilità di sperimentare, sognare e anche di sporcarsi!!
Portiamoli all’aria aperta quante più volte possibile, anche quando fa freddo!
Ricordiamoci che oltre ad imparare a muoversi, sviluppano anche la loro attitudine alla socializzazione, la curiosità per il loro corpo e per quello che sa e può farea e a trovare la loro forza interiore (argomenti che ritroveremo nei prossimi articoli)

Tatiana Rondanin – Insegnante Martial Kidz

TI POTREBBE INTERESSARE:
INTRODUZIONE ALLE DISTANZE DEL DAITO RYU AIKI JUJUTSU

INTRODUZIONE ALLE DISTANZE DEL DAITO RYU AIKI JUJUTSU

BLOG

INTRODUZIONE ALLE DISTANZE DEL DAITO RYU AIKI JUJUTSU

Piccolo focus sulla distanza CHIKA-MA e considerazioni

 

La pratica del Daito Ryu Aiki-jujutsu, e in generale delle arti marziali tradizionali, è caratterizzata da tre principali distanze di combattimento:

DISTANZA TO-MA: distanza da attacco armato, generalmente una katana o un wakizashi (spada corta).

DISTANZA UCHI-MA: semplicemente “ma”: tipica del combattimento corpo a corpo più ravvicinato, relativo soprattutto alle mischie sul campo da battaglia e quindi congeniale alle armi più corte, come ad esempio un tanto (coltello da guerra giapponese).

DISTANZA CHIKA-MA:

distanza corta, dove trovano applicazione le prese, dette TE-HODOKI

Un profano potrebbe domandarsi quale, di queste distanze, possa rappresentare la via più utile per la comprensione di un sistema di combattimento così complesso come l’Aiki-jujutsu.

Ad una simile questione molti risponderebbero che la distanza ideale con la quale cominciare lo studio di una tecnica, sia quella che permette la migliore comprensione degli schemi motori della stessa.

Per un allievo alle prime armi potrebbe quindi sembrare più facile e conveniente iniziare lo studio delle varie tecniche in chika-ma,
poiché a tale distanza sono presenti meno passaggi rispetto alle medesime applicate in To-ma e Uchi-ma.
Nella realtà però, la faccenda è un po’ più complessa perché questa semplicità infatti è solo apparente.

Quando si studia, spesso si dimentica che una distanza non è solo un fattore dato dalla prossimità fisica dell’avversario, ma anche concettualmente dal tempo necessario a quest’ultimo per poterci colpire.
Nel contesto reale del Giappone feudale, dove stili di combattimento corpo a corpo come il Daito Ryu si sono evoluti, la presa non era mai fine a se stessa.

Lo scopo di chi ci bloccava era quello di poterci attaccare più agevolmente con un coltello durante la mischia, oppure, in particolare per le prese da dietro, permettere ad un suo compagno d’arme di ucciderci più facilmente.
Il tempo quindi è, in questo caso, minimo, perché l’attacco è di fatto già arrivato (in giapponese “go-no-sen”).

Come conseguenza di questo, i molti passaggi e attacchi (atemi) effettuati per stordire l’avversario prima dell’uscita, tipici soprattutto degli stili moderni di jujitsu, possono essere pericolosi se non autolesionisti, perché chi ci dovesse attaccare nella realtà, lo farebbe prendendoci alla sprovvista, con il vantaggio tattico della sorpresa e dell’iniziativa.

Tutto questo risulta essere di difficile gestione da parte di un praticante novizio.

Ecco perché nel corso dei primi anni della formazione, i principianti vengono comunque avviati progressivamente a prendere confidenza con le meccaniche dei Te-hodoki, anche se quando devono imparare una tecnica, lo fanno partendo dalla distanza più lunga, in particolare To-ma, per comprendere soprattutto la tempistica dell’attacco e la reazione allo stesso

Ma quindi esistono metodi generali che mi permettono di evadere agevolmente da una presa?

Ovviamente il discorso è molto articolato e solo la pratica in Dojo può veramente rispondere a questa domanda ma,
senza entrare troppo in tecnicismi, la reazione verso un Te-hodoki può essere riassunta in tre punti: 

daito ryu presa dell'opponente verona

Esecuzione di un Tai-Sabaki (movimento del corpo) unito ad un atemi, per mettersi in sicurezza e contemporaneamente favorire l’uscita;

jujitsu tai sabaki arti marziali verona

Sganciamento dell’arto immobilizzato agendo sulle dita più deboli della mano dell’avversario(pollice e indice)

 

Esecuzione della tecnica.

Ovviamente ciascun punto è molto semplificato dato che esistono numerose variabili in base al tipo di presa che subiamo.

Nel Daito Ryu in particolare ne sono codificate venti, divise in 10 anteriori e 10 posteriori, ciascuna caratterizzata da movimenti specifici per permetterci di uscire.

Riguardo l’esecuzione del terzo punto, nello stile di Ju-jutsu che noi tramandiamo, non esiste alcuna corrispondenza univoca tra Te-hodoki e tecnica finale, anche se alcune di esse meglio si adattano in risposta ad una particolare presa.

Questo deriva dall’ottica di pratica che aveva Mochizuki Minoru Sensei e che mi è stata stata trasmessa.
L’idea è che non esistono “pacchetti azione-reazione” predisposti da utilizzare, ma che è necessario sforzarsi e studiare per applicare una tecnica su qualsiasi tipologia di attacco, sia esso armato, a mani nude o una presa.

Perché quindi applicare tecniche che possono sembrare anche abbastanza astruse su prese anche relativamente semplici, pur sapendo che uno dei fondamenti della nostra disciplina è che ogni azione debba essere sempre efficace e reale?

Il motivo è che durante un combattimento non si può mai sapere quale tecnica potrà essere quella che utilizzeremo,
lo stress infatti tende sempre a farci esprimere ciò che conosciamo meglio e che abbiamo maggiormente interiorizzato, a volte sorprendendoci molto, e quindi l’insegnamento di reagire con particolari schemi del tipo ad “attacco A corrisponde sempre difesa B” risulterebbe molto limitativo.

In conclusione

Lo studio di tutte le distanze è una componente fondamentale di questa e di molte altre discipline tradizionali,
che a volte viene lasciato un po’ in sordina focalizzandosi solamente sulle distanze intermedie (Uchi-ma).

Questo perché spesso esse vengono etichettate dai più come “maggiormente reali”, perdendo via via le conoscenze che ci sono state trasmesse fino ad oggi, ma che dobbiamo sforzarci di mantenere e tramandare così come sono arrivate fino a noi.

Pietro Vaccari –  Insegnante Daito Ryu Aiki Jujutsu

TI POTREBBE INTERESSARE:
Wing Chun – Kung Fu – Un lavoro Eseguito con Abilità

Wing Chun – Kung Fu – Un lavoro Eseguito con Abilità

BLOG

Wing Chun - Kung Fu - Un lavoro Eseguito con Abilità

Per tutti coloro che volessero approcciarsi al mondo delle arti marziali e in particolare al Kung Fu sono convinto che sia importante soffermarsi un momento sul significato di questa parola.

Il termine Kung Fu tradotto significa “lavoro eseguito con abilità” e mi piace pensare al Kung Fu come ad un’ arte, un mestiere paragonabile a quelli che un tempo venivano tramandati di padre in figlio dai nostri artigiani italiani.

Prima di potersi destreggiare in quanto appreso, all’apprendista erano richiesti anni di duro lavoro, impegno e fatica per poter migliorare le proprie abilità e confidenza.

 
Allo stesso modo a chi si approccia ad un’arte marziale, ad uno stile di Kung Fu, sono richieste la stessa dedizione e lavoro per ottenere risultati, non vi sono scorciatoie. 


In tempi in cui si cerca la soluzione veloce o qualche “trucco” per potersi difendere nel Lok Yiu Wing Chun ci piace mantenere viva la tradizione di questa arte marziale proponendo un insegnamento professionale, meticoloso e aggiornato con la nostra scuola madre di Hong Kong che sicuramente porta gli studenti ad ottimi risultati ma non senza un loro continuo e profondo lavoro

Se lo scopo finale è la difesa della propria persona il nostro percorso non può essere superficiale.
 
 
 

SiFu Luca Murarolli, Insegnante di Lok You Wing Chun

TI POTREBBE INTERESSARE: